Regia: Francesco Gallelli
Drammaturgia: Eliana Iorfida
Attori: Francesco Gallellli
Altri crediti: Musiche, suoni, canti dal vivo e luci Gianluca Chiera Scultura, maschera, elementi di scena Antonio Pittelli
Parolechiave: natura, spiritualità, paganesimo, rito, magia
Produzione: Produzione AGARTHA, Coproduzione Mana Chuma Teatro
Anno di produzione: 2025
Genere: Prosa Performance
LINGUAGGIO
Nuova drammaturgia e teatro performativo.
LINGUA
Italiano, dialetto calabrese (alcuni canti e filastrocche in grecanico, antico greco di Calabria, e in arabo).
BREVE SINOSSI
Un pastore si smarrisce col suo gregge in un bosco la notte di Sant'Antonio Abate, notte magica in cui gli animali parlano fra loro. Da questo momento, il protagonista sarà vittima di una serie di incontri con creature afferenti al mondo pagano dell'area mediterranea, al limite tra reale e onirico, fino a quando, partecipando a un rito orgiastico fra pastori, non uscirà profondamente trasformato. Dal rituale dionisiaco, il pastore muterà nel suo femminino: una magàra-carbonaia che a sua volta frequenta i boschi. Il "femminile" interverrà in soccorso del pastore coi suoi sortilegi, nel vano tentativo di riportarlo alla vita/realtà, fino all'ineluttabile "taglio del filo". Solo allora mondo pagano e cristiano, natura e spirito, si ricongiungono in piena luce.
RICERCA E NOTA AUTORIALE
MAGARìA esplora la dimensione atemporale e globale uomo-natura, sacro-profano, inscenando un mondo occulto, fatto di ritualità più che superstizione, sopravvissuto in alcune province del Mediterraneo (dalla Calabria al Nord Africa). Un esercizio che consente di accostare l’uomo di oggi, privato del sacro e dell’istinto, ad archetipi ancestrali, riconciliandolo con una consapevolezza necessaria. Un paganesimo proprio di intere comunità meridionali. Le stesse cui si è rivolta la ricerca (interviste, partecipazione a riti collettivi e folklore, fonti testuali, musicali), provando a calare la matrice universale nel locale. La drammaturgia abbraccia lo stile del “realismo magico”, la cui funzione è quella di legare tra loro i momenti rituali e rendere più agevole il “viaggio” dello spettatore in compagnia del pastore protagonista, inteso come figura a tratti simbolica a tratti concreta e accessibile, a tratti tragicomica.
PUNTI DI FORZA
L’ibridazione dei linguaggi e dei mondi affascinanti che sottendono si è realizzata con una ricerca sul campo che ha visto lo studio di testi antichi, viaggi nei territori, interviste alle comunità locali e partecipazione a riti collettivi e di folklore. Valore aggiunto è la presenza di un musicista polistrumentista (strumenti della tradizione calabrese e mediterranea, strumenti elettronici, ecc.) che suona e canta dal vivo, creando un ambiente immersivo di grande suggestione. Lo spettacolo è concepito per essere agile e flessibile, ovvero adattabile a ogni genere di spazio e contesto (sia indoor che outdoor), con l’opportunità di mettere in scena anche singoli “moduli”.
Informazione riservata agli Organizzatori
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