Regia: Luisa Casasanta
Drammaturgia: Luisa Casasanta
Attori: Luisa CasasantaArianna Battilana
Altri crediti: Tecnica | Daniele Tagliaferri
Musiche originali | Mark Meccoli
Sostegno Produttivo | Fivizzano27
Si ringrazia | Elena Vanni
Premio Scintille 2024
Premio Speciale della Giuria al Festival InDivenire 2024
Premio Miglior Attrice a Luisa Casasanta al Festival InDivenire 2024
Finalista Direction Under30 2024
Parolechiave: Nuova Drammaturgia, Violenza di genere, Sperimentazione vocale, Victim Blaming, Corpo Politico
Produzione: Sante di Lana | Tieffe Teatro - Teatro Menotti | S.D.I. Srls
Anno di produzione: 2025
Genere: Prosa Performance
M. si desta un mattino da sogni inquieti e si ritrova trasformata, nel suo letto, in una donna vittima di stupro.
È agosto, la calura estiva mangia la campagna pugliese e in un solitario paesino di provincia si consuma l’ennesima violenza di genere all’ombra degli estatici festeggiamenti per la patrona Santa Maddalena. La vittima porta il nome della santa, ma fa presto a diventare carnefice: come nelle migliori distorsioni figlie della cultura dello stupro, il “victim blaming” fagocita tutto lo spazio del reale, si gonfia come un’asfissiante bolla sociale e lascia M. sola a pagare il prezzo di tutto. Maledetta così da un doppio trauma che mai la farà tornare chi era, M. si immerge ed affoga nel proprio dolore, bestialmente, fino a diventare qualcun’altra – un essere nuovo, oscuro, ma ansioso di conoscersi. Con le voci promiscue del paese e dei genitori che si affollano dietro alla sua porta chiusa, lei affronta la muta con faticosa determinazione, fino alla consapevolezza estatica di quella sua nuova, potente sé.
Fra ambienti tecno-elettronici e sonorità folkloristiche, ispirazioni bibliche e rivisitazione del mitologico, Capelli vuole ribaltare la condizione di vittima riservata alle donne dalla cultura patriarcale. È un racconto polifonico, politico, arrabbiato e spaventoso, femminile e femminista, ironico e crudele. Difficile, come la vita delle donne.
Il tema ha il suo punto focale nella metamorfosi, fisica e vocale, simbolica e ontologica, da vittima a carnefice, della protagonista M.: la rappresentazione del suo “risveglio” dal trauma, metaforicamente ispirato a quello di Gregor Samsa nella “Metamorfosi” di Kafka, è intesa come rinascita, processo interiore e stasi forzata del piano razionale; solo che a risvegliarsi non è certo un enorme insetto, ma una contemporanea Gorgone: figura mitologica che prima di tutte ha incarnato il tema del “victim blaming” nella cultura occidentale. Nella dimensione liminale del risveglio tutto si mescola, il dentro con il fuori, il vero con il falso, il prima con il dopo, e i piani espressivi si sovrappongono confusamente: costruita in questo senso, la drammaturgia risultante è sperimentale e fonde narrazione, innesti di testi poetici (tratti dal Cantico dei Cantici), performance, teatro danza e prosa contemporanea, in una polifonia che incorpora le voci di circa dieci personaggi. Ogni elemento che compone la struttura scenica partecipa di questa collisione: l’amplificazione vocale come veicolo del dato emotivo e strumento centrale di ricerca artistica; la tammorra araba suonata dal vivo, come scansione ritmica del racconto; le sonorità techno originali, come distorsione sensoriale; la sperimentazione armonica, come mezzo narrativo di suggestione. Alla base di tutto vi sono tre soli elementi: la ricerca vocale, la ritmica del suono e la loro movibilità nello spazio, per costruire i personaggi della vicenda e le sue stanze emotive. La scena, intesa come spazio dell’anima, è quindi inevitabilmente vuota.
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