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La figliata

Quarto Bivio Lab

Opera in repertorio

Genere
Prosa Performance
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Regia: Vincenzo Politano

Drammaturgia: Vincenzo Politano

Attori: Pina - Gabriele Vollaro Maria - Giulia Quercioli Luisa - Eleonora Fedeli

Altri crediti: SEMIFINALISTA BIENNALE DI VENEZIA 2024 COLLEGE REGIA UNDER 35 DRAMMATURGIA FINALISTA PREMIO NAZIONALE OMISSIS 2024 MENZIONE SPECIALE NEXT GENERATION PREMIO INTERNAZIONALE DI DRAMMATURGIA CARLO ANNONI 2024 PREMIO UNDER 30 ALLA DRAMMATURGIA VALLECORSI 2025

Parolechiave: femminiello, gender, marginalità, Napoli, donne

Produzione: Assistenza alla regia - Federica Scazzarriello - Giulia Quercioli Supervisione drammaturgica - Chiara Arrigoni Scene e costumi - Paola Arcuria

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa Performance

ISPIRAZIONE

La figliata è un progetto artistico di nuova drammaturgia che nasce dal personale desiderio del regista e autore di indagare il tema del genere, ponendo attenzione sull’incontro tra maschile e femminile. L’urgenza che ha accompagnato tutto il processo di creazione è stata dare corpo ad una proposta dalle tinte vivide che fosse in grado di raccontare, anche attraverso l’utilizzo di contaminazioni dialettali, la complessità di vite calate in territori marginali, periferici. Il regista-autore in tutto il processo di ideazione e costruzione ha attinto al proprio bagaglio emotivo, al lessico familiare e a una serie di tradizioni frutto delle sue radici campane. La figliata si ispira alla drammaturgia napoletana, guardando con interesse ad Annibale Ruccello e a Manlio Santanelli, rievocandone atmosfere e la tipica ironia amara in grado di far riflettere su temi di estrema delicatezza.



L’indagine si origina da una prima importante suggestione offerta da una figura storica e popolare tipicamente napoletana: il femminiello. I femminielli, pur svolgendo ruoli sociali come la prostituzione, sono corpi di mezzo che vivono perfettamente integrati nella struttura sociale del vicolo e in quello spazio, quello del quartiere, spesso sono incaricati dell’accudimento dei bambini o della cura delle case. I femminielli non sono semplicemente dei travestiti, né tanto meno omosessuali effeminati, essi sono dei corpi inattesi, che sfidano non solo le rappresentazioni dominanti del maschile, del femminile, ma anche quella omosessuale o la norma trans. Rappresentano l\'archetipo di un genere che coniuga elementi arcaici e post-moderni.



SINOSSI

Pina è un femminiello, sospesa a metà tra il femminile e il maschile. Il suo essere doppio è espressione di emarginazione ma anche di sacralità. Nel quartiere, come da tradizione, il femminiello è portatore di un’aura speciale, magica. Ed è così che processioni di disperati si rivolgono a lei per la lettura dei tarocchi, per scattare foto amuleto o per assicurarsi una dose di fortuna durante la figliata del bambolotto. Insieme a Pina, Maria e Luisa condividono una avvilente quotidianità. Le tre donne inventano continui atti di disobbedienza ad un mondo in cui nessuno è capace di concedere nulla. È una storia di corpi. Corpi che desiderano, che amano e osano, corpi arroganti: quello di Maria che ogni sera si mette in vendita per investire in un domani diverso; quello di Luisa che si trucca le labbra per scrivere un punto alle violenze subite o come quello di Pina, che si “arroga” il diritto di superare ogni limite pur di soddisfare il suo desiderio più recondito. Le tre donne, in una città maschile e minacciosa, diventano eroine urbane che con le loro azioni sovversive si elevano a divinità contemporanee destinate al fallimento.



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