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LUCIGNOLI

ANIMALI CELESTI - Teatro d'arte civile

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose Figure
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Regia: Alessandro Garzella

Drammaturgia: Alessandro Garzella e Aurora Vannucci

Attori: Alessandro Garzella, Francesca Mainetti, Chiara Pistoia

Other credits: Hanno collaborato alla messa in scena: Mario Betti, Horacio e Natasha Czertok, Ornella d'Agostino, Satyamo Hernandez, Francesca Mainetti, Chiara Pistoia - Regione Toscana - Comune di Pisa - ASL Nordovest Toscana - Clinica Psichiatrica Università di Pisa - in partnerariato artistico con A.E.D.O. di Lucca, Carovana SMI di Cagliari, Teatro Nucleo di Ferrara

Key words: Pinocchio, diversità, funebre, rito, poesia

Production: ANIMALI CELESTI TEATRO D'ARTE CIVILE, con il sostegno del MiC direzione generale spettacolo dal vivo: bando nazionale per l'accessibilità degli artisti disabili

Year of production: 2024

Theatrical genre: Prose Figure

LUCIGNOLI nasce tra i vissuti di persone in sofferenza conosciute in varie comunità terapeutiche e contesti di emarginazione sociale. L’opera, col suo lettino nero, ceri e brindisi misterici, sottintende una cerimonia funebre: l’omologazione al PORNO SHOW e la conseguente scomparsa della Poesia. I tre

protagonisti, parallelamente alle avventure del burattino più famoso al mondo, indegnamente alludono, deridono, amano e soprattutto caducamente cercano la poesia di sé, resi malvagi dalle volgarità, crudeltà e bassezza dell’esistenza umana. Il rito teatrale, nel celebrare luci e ombre del Lucignolo che è in tutti noi, esplora una componente spirituale e misterica: trasmutare verso la parte migliore di sé purificando l’essenza delle persone/figure che partecipano al rito anche attraverso gli atti violenti imposti dai ruoli. Questa trasformazione è un auspicio che, ovviamente, riguarda principalmente gli spettatori a cui l’opera e le figure si rivolgono trasgredendo a uno dei principi basilari del teatro che include persone con disabilità: mai affidare a un diverso il ruolo di un diverso! “Guai!” gracchierebbe il Grillo Parlante! Specie se il protagonista dell’avventura è l’ineguagliabile difformità del burattino di Collodi. Le vicende di Pinocchio e del suo amico sfigato, in questa nostra visione allucinata, diventano una specie di reality porno show in cui tutte le figure sono corrotte dalla brutalità dei nostri tempi: Lucignolo, un disadattato d’oggi, vittima sacrificale e luciferina, che sottomette la sua sgangherata ribellione per l’impossibilità di liberarsi dallo stigma del cialtrone. Pinocchio, perso tra i fumi del successo e le contraddizioni della poesia, attratto da tutti i Paesi dei Balocchi contemporanei, macchine infernali di un divertimento senza valori, gioie e moralità. In quest’opera anche la Fata Turchina trasgredisce al proprio ruolo, partecipando euforicamente alle volgarità dei nostri tempi, forse per confermare il mistero magico della sua presenza anche in un mondo pornograficamente disastrato. Stavolta però il riscatto finale del ragazzino per bene che nasce dalle ceneri del burattino di legno non potrà compiersi: lo impedisce proprio quella diversità che, indelebile, sta nel corpo e nell’anima di tutti i somari di questo mondo. In quella piccola tribù di diversi, condannata

all’asinaggine perenne, fiera della propria differenza rispetto all’ipocrisia di un tempo mummificato dalle violenze e dalle volgarità che viviamo.

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