Regia: Mauro Piombo
Drammaturgia: Mauro Piombo
Attori: Gilda Rinaldi Bertanza e Mauro Piombo
Altri crediti: Luci e audio Nicola Rosboch Post produzione audio Andrea Lesmo Assistente Matilde Terazzi Elementi di scena Marco Ferrero Foto di scena Stefano Roggero
Parolechiave: erotismo, amore, paura, sogno, desiderio
Produzione: Santibriganti Teatro
Anno di produzione: 2024
Genere: Prosa
In un luogo sospeso, di pace e pericolo, un’isola della mente, Lei abita il sogno, e con Lui si aggrovigliano negli sguardi, nelle parole, nei colori del desiderio.
Sotto le palpebre, un diario dalle pagine mischiate, visioni sbavate, scarabocchi, vivido e lirico è il sogno doppio che li conduce dentro lo sguardo, i sensi di un uomo e di una giovane donna che sembra essere per Lui uno specchio, un riflesso dell’anima, un miraggio di ultimo fremito.
Il fantasma di un Primo Amore? Un oblio, forse l’amore mai avuto.
In dodici giornate, un caleidoscopio: schegge di un’unica storia; diariorioerotico non è una sola storia, ma tante, come molteplici sono le nostre visioni: la paura, il piacere, il perdersi d’orientamento, il morire e rinascere.
Un gioco, serio e rischioso, non sempre sarà la stessa forma. E’ acqua, aria, fiamma. Come i sogni, la spuma del mare, o una coppa di champagne.
Uno spettacolo umano, profondamente umano, esistenziale ed epico, crudele e ammaliante. Sensuale, da vedere, da toccare.
Uno spettacolo che ha come linguaggio l’astrazione poetica delle parole e la forza e l’evanescenza dei gesti, come in un sogno.
La messinscena è il sogno: la proiezione di Lui (il protagonista), la visione, unica sua culla di serenità e inquietudine, consolazione e turbamento nel fuggire la morte, che forse è già in Lui, cercando il fremito di un desiderio nascosto dal tempo.
Lei è la giovane donna - lo sguardo che abita il sogno, prigioniera e complice nella sua testa - si fa persona di carne e voce creata da Lui stesso; è regina di quel mondo che in lui si rinnova, alito e strazio di vita che in un attimo può dissolversi “quando sarà il tempo di andare”. E’ donna che confonde le volontà, bambina e spudorata, madre, figlia e compagna di giochi, in un gioco senza fiato in carne ed ossa.
Loro due solamente, riflessi negli occhi, Lui aria, nebbia, feto, Lei mare, spuma, acqua amniotica. Lui cerca la vita, lei non può morire, così come è generata dal sogno; gioca a far di lui il prigioniero del suo stesso creato, dapprima burattina sarà burattinaia che lo accompagna, tra le molteplici visioni, lentamente, a chiudere questo gioco che, come tutti i giochi, deve finire.
Nel finale un affetto struggente li vede insieme, il viaggio si conclude, e il saluto mette pace alla paura, è puro adesso l’addio.
Il desiderio resta, nelle mani, in tutte le mani. Materia dei sogni.
Un’altalena, un grande cavallo a dondolo, tre torri (gabbie appendi fari per il teatro), un microfono su asta, una cassa acustica centrale, una poltrona di stoffa damascata, un vecchio carrello deambulatore, il burattino del Re e uno specchio abitano la scena
Informazione riservata agli Organizzatori
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