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Basta solo che questa notte frinisca

Riccardo Canzini

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Riccardo Canzini

Drammaturgia: Riccardo Canzini

Attori: Riccardo Canzini

Altri crediti: Produzione: La Macchina del Suono Tecnica, disegno luci e quadri: Massimo Giordani Scenografia: Marco Mazzoni, Massimo Padoan Post produzione audio: Michele Favaretto Riprese audio/video Maurizio Dall'Acqua

Parolechiave: adolescenza, mascolinità, conflitto, biografico, narrazione

Produzione: Riccardo Canzini

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa

Questo è un testo Maschio.



Scritto, diretto, interpretato da un maschio, racconta di una storia tra maschi: di quelle come sono tante che ognuno di noi, chi più, chi meno, durante l'adolescenza ha toccato con mano. Quelle vicende che restano attaccate sotto la suola delle scarpe, che passano ma restano sul pelo dello stomaco.

Bologna, è agosto e Tubo è un ragazzo di vent’anni che trascorre una sera come altre sui colli bolognesi insieme al suo gruppo di amici: uno di loro, Tommaso, sparisce all’improvviso.

Quando succedono cose così, bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi:

se hai gli occhi puntati sulle nuvole, t’inciampi e ti fai male.

E questa notte Tubo non ha guardato dove andava ed è caduto:

improvvisamente sotto casa trova Tommaso, rotto in mille pezzi.

I cocci si sono sparsi per tutto il vialetto e adesso le schegge sono da cercare.

Ma sono affilate e fanno paura.

Davanti ad una bottiglia di gin vuota, una macchina accesa ed uno sguardo feroce, l’unica cosa da fare è andare avanti. Ma la strada da percorrere è buia e bisogna aspettare l’alba.

Ma è proprio cadendo che Tubo riesce a rivedere quella parte di sé sepolta dentro il cuore e incapace di uscire. La intravede ma non l’afferra, perché l’Uomo non guarda dentro di sé, conquista quello che c’è fuori.



Che cosa vuol dire davvero essere un Uomo? Quali sono le sovrastrutture che ogni maschio è costretto a portarsi con sé sin dalla nascita? Ma soprattutto, ne siamo davvero consapevoli? Perché spesso la risposta, è molto più semplice di quanto si pensi:

No, non lo siamo.

A volte i costrutti, i pregiudizi, un determinato modo di ragionare che per decine di generazioni ci è stato tramandato, semplicemente è stato solo ingenuamente ingerito ma non digerito.



Perché ad un certo punto si cresce, ma nessuno ci insegna davvero come si fa.

E Tubo, come tanti ragazzi, non ha capito come fare. Ma ora è arrivato il momento della resa dei conti e per la prima volta in vita sua, dovrà aver il coraggio di affrontarsi e combattere quelle voci che da sempre sente negli spogliatoi delle palestre, al lavoro, sui banchi di scuola, per strada e in discoteca. Perché sono proprio quelle voci che l’hanno portato in questa situazione. Ma non dare peso al piombo, ti fa affondare con lui.

Eppure sarebbe tutto così semplice.

Forse basterebbe fermarsi solo un istante e sentire il vento da dove tira per capire davvero chi ci sbuffa sul collo.



Ma chi si ferma è perduto,

o peggio,

è frocio.

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