Regia: Giulia Scotti
Drammaturgia: Giulia Scotti
Attori: Giulia Scotti
Altri crediti: collaborazione al progetto Andrea Pizzalis consulenza Alessandra Ventrella con Giulia Scotti disegno luci Elena Vastano suono Lemmo per INDEX Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano, Silvia Parlani coproduzione INDEX, Tuttoteatro.com residenza produttiva Carrozzerie | n.o.t, Ferrara Off Teatro con il sostegno di IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia; Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), Comune di Sansepolcro; Olinda/TeatroLaCucina in collaborazione con mare culturale urbano; Ex Asilo Filangieri con il supporto di MiC – Ministero della Cultura
Parolechiave: fumetto, biografia, alcolismo, teatro contemporaneo
Produzione: coproduzione INDEX, Tuttoteatro.com
Anno di produzione: 2024
Genere: Performance
Ho iniziato a scrivere questo testo a febbraio del 2021, l’ho finito a dicembre dello stesso anno.
All’inizio credevo di stare scrivendo la sceneggiatura per un fumetto perché l’anno prima avevo disegnato e scritto il mio primo fumetto e mi era stato detto che era un buon lavoro e che avrei dovuto iniziare a pensare ad una nuova storia. Ho iniziato a scrivere questo testo, per scene, come faccio sempre. Non mi sono imposta una forma, perciò le scene sono venute lunghe, molto scritte. Quando sono arrivata alla fine del testo, non sapevo cosa fosse: era troppo scritto per essere un fumetto, troppo corto per essere un romanzo, troppo narrativo per essere una drammaturgia.
Questo testo è stato scritto per immagini: che significa che mentre scrivevo immaginavo i luoghi della storia, i volti delle persone coinvolte e come questi sarebbero stati se fossero stati dei disegni di un fumetto. Il grande potere del fumetto è la possibilità illimitata di giocare con la fantasia. Un personaggio in una vignetta può essere un uomo e nella vignetta dopo avere la faccia di un animale senza perdere di credibilità: tutto è possibile. Era per me importante, fin dal primo momento, che questo lavoro non si dimenticasse mai di questa premessa e che si interrogasse sulla forma che poteva avere a teatro. La storia che il testo racconta non può limitarsi ad avere il carattere del realismo, ma deve sempre puntare ad aprire zone di surreale.
Chi guarda, lo spettatore, dovrebbe potersi chiedere tra sé e sé “quello che sto vedendo è vero o è un’allucinazione?”. La sfida, per noi, era capire come potesse accadere questo scivolamento dal disegno all’atto di presenza del teatro.
Abbiamo sperimentato il seguente metodo di lavoro. Selezioniamo dal testo alcune scene su cui ci interessa lavorare, io disegno le scene, cioè trasformo il testo scritto in un fumetto in cui compaiono sia il testo che le immagini. Nel farlo non mi impongo dei limiti rispetto alle figure o ai paesaggi che posso disegnare. A questo punto normalmente otteniamo diverse pagine, se stessimo girando un film queste potrebbero
rappresentare una sorta di story board. Quello che ci interessa non è tanto riprodurle in scena così come sono state disegnate ma selezionare tra tutte una o due immagini che vogliamo tenere e riproporre sulla scena. Questa immagine può apparire nella forma del disegno proiettato, oppure anche può essere realizzata in scena attraverso la relazione tra il mio corpo e gli oggetti.
A nostro modo di vedere questo permette al lavoro di oscillare tra zone di realtà, in cui la parola viene portata dall’attrice in scena e tutto sembra verosimile e zone di surreale, in cui grazie al disegno, lo sguardo sulla realtà si deforma, il tempo si piega o si dilata, le forme e le grandezze assumono delle qualità inaspettate e non coerenti. Credo che sia importante nel voler raccontare una storia di questo tipo, una storia che riguarda una sparizione, un non detto, un’ assenza, non dimenticarsi dell’invisibile.
Informazione riservata agli Organizzatori
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