Regia: Claudio Larena
Drammaturgia: Claudio Larena
Attori: Claudio larena
Altri crediti: Realizzazione scene: Elena Bastogi Luci: Francesco Tasselli Suono: Lorenzo Minozzi
Parolechiave: Abbandono, Spinta, Responsabilità, Pericolo, Sicurezza
Produzione: Chiasma Con il sostegno di: Corte Ospitale; Teatro dimora Mondaino; A.Associati; Kilowatt Capotrave; Fondazione Armunia
Anno di produzione: 2023
Genere: Prosa Figura Performance
Una riflessione liberamente ispirata all'entità dell'oggetto Altalena.
La prima volta che ho pensato all’altalena, ho pensato solo all’altalena: un oggetto sospeso che
oscilla, solo, con il suo tempo e con il suo respiro.
Non conosciamo un vero e proprio artigiano-creatore dell’altalena, non esiste un architetto o
progettista di giochi per bambini (che poi perché solo per bambini?) che un giorno si sveglia e
offre al mondo la possibilità di cullarsi nell’irrazionale e dondolarsi nella risolutrice forza della
sospensione. Conosciamo però reperti, statuine, raffigurazioni di questo oggetto risalenti al III
secolo a.C. Conosciamo miti, racconti, riti che la vedono protagonista di pratiche celebrative,
spirituali ed esorcistiche, la troviamo nei tarocchi e in tanti altri di quei giochi che si affidano al
destino e all’imperscrutabile, la vediamo nascere come raffigurazione della Grande Dea, della
femminilità, dell’Erotismo, per poi essere raccontata dalla mitologia greca come simbolo di morte,
di impiccagione. La vediamo sulle cime dei monti Nepalesi, montate a strapiombo sui dirupi come
se essere arrivati fin lassù non bastasse e in qualche modo bisognasse continuare a salire, per poi
ritrovarla nelle case di campagna costruite dai padri tutto fare che con una tavola e due corde la
appendevano ad uno dei loro alberi da frutto, per riscoprirla nei Luna Park (in una strana forma
futurista), in un trapezio circense, nelle gran volte alla sbarra di un ginnasta olimpionico, nei
parchi pubblici; Per poi farci salire mio figlio e ritrovarmi a spingerlo.
Spingere mio figlio in altalena mi fa sentire che sto abbandonando qualcuno, ma allo stesso tempo penso che quel qualcuno stia abbandonando me,
perché anche lui sa di essere solo in quel movimento e che, nonostante per un attimo incontra le
mie braccia che si flettono per poi spingerlo, quella rimarrà una sua esperienza, che ci unirà per
un attimo e ci dividerà per tutto il resto dell’oscillazione.
Immaginiamo allora l'altalena come veicolo e simbolo di abbandono, per chi si dondola, per chi
spinge e per chi viene spinto.
LENA è un invito a dondolarsi, a lasciarsi andare, a non interrompere tutte quelle oscillazioni di
cui ci spaventa la conseguenza.
È un invito a dare un diverso valore al pericolo e al rischio, che vengono in questo caso proposti
come esperienza formativa e generativa, accogliendoli e confrontandosi con le eventuali
conseguenze, per quanto a volte definiscono un cambiamento radicale.
Informazione riservata agli Organizzatori
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