Direction: Elena Stauffer
Dramaturgy: Elena Stauffer
Actors: Maria Anolfo Francesco Providenti
Other credits:
Key words: identità politica, esperimento sociale, amore
Production: Una produzione Compagnia Mauri Sturno; con il sostegno di Spin Time Labs;
Year of production: 2024
Theatrical genre: Prose
SINOSSI
Claudia e Flavio sono stati selezionati per uno studio clinico sperimentale che testa una pillola in grado di simulare la sensazione dell’innamoramento. Mentre aspettano che lo studio inizi, però, diventa evidente che i due non potrebbero essere più incompatibili; l’unica chimica presente nella stanza è quella sintetica sul tavolo.
Lei ha 28 anni, lavora nella logistica di una compagnia teatrale e si muove con disinvoltura tra collettivi, aperitivi bio ed iniziative culturali. Lui ne ha 23, vive in periferia, lavora in un supermercato, e manifesta le sue frustrazioni attraverso sarcasmo, intolleranza e rabbia sociale. Lo scontro ideologico è inevitabile, immediato, e innesca una riflessione sulla possibilità – o l’impossibilità – di comunicare tra mondi diversi.
Ambientato nella Roma di oggi, Ossitocina esplora quanto pesa il contesto sociale sui nostri comportamenti, principi morali ed idee, ed esamina le contraddizioni che caratterizzano due degli stereotipi principali della gioventù romana. Ci si interroga sulla responsabilità individuale, sull’eredità familiare, sul potere e i limiti della comunicazione, e sul rapporto di una generazione con l’identità e l’impegno politico.
Attraverso un linguaggio, istintivo, di pancia che più di pancia non si può, Ossitocina traccia un vivido affresco dell’esuberante e tragico mondo dei giovani. Un ambiente insolito e straordinario fa da cornice a due corpi ordinari, veri, che conosciamo – o pensiamo di conoscere - fin troppo bene; protagonisti di una storia dalla disarmante colloquialità ed ironia, dove le risate lasciano la strada alla domanda esistenziale - “ma io chi sono dei due?”
NOTE DI REGIA
Ossitocina nasce dalla necessità di indagare quanto i nostri ideali, la nostra rabbia e le nostre “appartenenze” siano il prodotto dell’ambiente che ci circonda. Volevo mettere a confronto due mondi che spesso si evitano, si ignorano o si insultano a distanza, senza mai davvero ascoltarsi. Claudia e Flavio sono i corpi e le voci di questa frattura: due archetipi generazionali che sembrano inconciliabili ma che condividono una ferita comune – la fatica di navigare il presente.
La regia lavora per sottrazione e si concentra sulla tensione e sui ritmi. Una stanza asettica, quasi finta - un non-luogo che sospende il tempo e che è riflesso di un mondo dove l’affetto viene sintetizzato in laboratorio perché troppo faticoso nella vita reale - agisce da contenitore per due energie che si respingono, si attraggono, si scontrano, ma non sono in grado di avere la meglio l’una sull’altra.
Il focus dello spettacolo è sulle relazioni e sulla parola; una parola conflittuale e viva. Il linguaggio si sporca continuamente – rivelando nelle crepe, nei silenzi e negli sguardi fugaci, un desiderio comune: quello di essere ascoltati, riconosciuti e capiti.
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