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AUTODAFE' DI UN ESULE. Viaggio in Istria

ASSOCIAZIONE CULTURALE TEATRO DI SACCO

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose Other
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Regia: ROBERTO BISELLI

Drammaturgia: DIEGO ZANDEL

Attori: ROBERTO BISELLI

Other credits: MIRCO BONUCCI - Musica dal vivo

AUTODAFÈ DI UN ESULE. Viaggio in Istria è stato patrocinato dal Comune di Perugia e realizzato grazie alla preziosa collaborazione dell'Associazione dei Fiumani Italiani nel Mondo, della Società di Studi Fiumani e del Comitato 10 Febbraio.

testo di Diego Zandel
voce Roberto Biselli
musica dal vivo Mirco Bonucci
tecnica Simone Gentili
organizzazione Biancamaria Cola

Key words: ESODO GIULIANO DALMATA, ISTRIA, FOIBE

Production: ASSOCIAZIONE TEATRO DI SACCO

Year of production: 2024

Theatrical genre: Prose Other

AUTODAFE’ DI UN ESULE. Viaggio in Istria è un progetto teatrale originale ispirato al drammatico tema dell’esodo giuliano – dalmata, noto anche come esodo istriano, che ancora oggi rappresenta una delle pagine più buie della storia italiana del XX secolo.

La drammatica vicenda narrata dalle parole di Diego Zandel, figlio di esuli fiumani, e, soprattutto la sua presa di coscienza rispetto alla condizione vissuta dalla propria famiglia di origine, si intreccia con l’esperienza di un giovanissimo Roberto Biselli (l’attore narrante) che, insieme a dei coetanei, visse una vacanza “inconsapevole” in quella che era la Jugoslavia degli anni ‘70: un primo viaggio alla scoperta del mondo, un primo amore per una ragazza “straniera” che poi si scoprirà essere “italiana”. Il tema che affronta Zandel è complesso e delicato non solo per l’aspetto storico, ma anche perché in un vero e proprio autodafé pubblico, confessa di non avere veramente affrontato la questione dell’esodo e le relative conseguenze, vivendo la propria esistenza in una specie di “assenza di memoria”. Nel racconto si mescolano così, in un’originale e suggestiva commistione di chiaroscuri, la tenerezza e l’universalità di un giovane amore estivo nato sulle coste d’Istria, questa terra così vicina a noi, ma di cui il protagonista- narratore, a sua volta, confessa l’ignoranza degli avvenimenti e l’ineluttabile sequenza storica degli eventi legati all’esodo. L'evento-spettacolo ribadisce, con forza, la necessità della conservazione della memoria e del ricordo legati alla tragica vicenda dell’esodo giuliano dalmata e vogliono suggerire, attraverso una narrazione intensa e consapevole, che l’unica possibile soluzione alle ferite provocate dai conflitti etnici e politici sia la costruzione di un’Europa comune che sappia trarre lezione (e dunque memoria) da ogni abuso per condividere una nuova identità collettiva.



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