Regia: Stefano Poeta
Drammaturgia: Stefano Poeta
Attori: Giovanni Conti, Andrea De Luca, Gabriele Enrico, Stefano Poeta, Gianluca Scaccia, Luca Zaffanella
Altri crediti: Primo Premio presso Festival dei Due Mondi di Spoleto - European Young Theatre Group Competition
Parolechiave: violenza, pornografia, solitudine, satira, maschile
Produzione: Associazione Culturale "Antonio Piazza" con il Patrocinio dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio d'Amico"
Anno di produzione: 2024
Genere: Prosa
Due amici vengono invitati a casa di un loro conoscente per incontrare la sua nuova ragazza. Il pupazzo di un ventriloquo si prepara al suo primo appuntamento. Un uomo è convinto che il suo compagno non provi più nulla per lui. Ma questo è solo l’inizio di qualcosa di molto più assurdo, malato e, forse, di irrecuperabile. Tre quadri per raccontare una cinica parabola sul maschile – assurda come un vaudeville, violenta come un porno.
“Che scena pietosa”.
“Pornografico Vaudeville (o Manifesto sul Nulla)” è un progetto sulla violenza: quella violenza quotidiana, più stupida, senza motivo, quella celata in un sorriso, in una battutina, in un luogo comune, che distrugge senza che nessuno se ne accorga. Una violenza che passa inosservata, o meglio che si fa finta di non vedere fino a quando ci si ritrova davanti alle sue conseguenze più sanguinose.
La stesura della drammaturgia è partita da un’analisi del fenomeno incel - uomini “costretti dalla società” (almeno secondo la loro visione) a rimanere celibi in quanto troppo brutti ,troppo insicuri, troppo inadatti a seguire un’idea assoluta e oggettiva di cosa voglia dire “essere maschio”, coltivando contemporaneamente un atteggiamento di disprezzo e rancore nei confronti del mondo femminile che secondo loro li rifiuta.
La scrittura del testo, partendo da questo, si è sviluppata focalizzandosi sul tema della pornodipendenza. Ciò che la pornografia propina è un’idea di mascolinità e performance fisica maschile assolutamente opprimente nei confronti del femminile: quello che viene propinato è un mondo in cui l’uomo prende senza chiedere, riceve solo “grazie” e la violenza viene talmente banalizzata da risultare ridicola.
Il testo quindi si è sviluppato in un’ottica più universale: quello che questo progetto vuole mettere in scena è il racconto di uomini repressi (incel, insicuri, apatici, misantropi), uomini insomma che senza accorgersene distruggono se stessi seguendo, sia coscientemente chenon, una loro concezione di cosa voglia dire e cosa debba significare “essere maschio”.
Quanto è leggero essere violenti?
Uno dei temi trattati dal testo è la banalizzazione e "pornografizzazione" della violenza (sia nell'azione che nel linguaggio) e gli effetti che questi fenomeni hanno sulla sensibilità individuale e collettiva.
Proprio per questa ragione, i veri e propri atti di violenza presenti nel testo non saranno mostrati in scena, ma verranno fatti vedere solo i loro effetti.
Informazione riservata agli Organizzatori
Link:
File caricati:
Informazione riservata agli Organizzatori