Regia: Fattoria Vittadini
Drammaturgia: Fattoria Vittadini
Attori: Mattia Agatiello, Chiara Ameglio, Noemi Bresciani, Maura Di Vietri, Francesca Penzo
Altri crediti: Setting | Alice Brignoli Direzione Tecnica | Andrea Ceriani Luci | Alessandro Palumbi Il titolo è tratto dalla poesia “Con Anne Sexton” contenuta nel libro “VIA RIVOLTA” di Alessandra Bordino
Parolechiave: luogo,condivisione,mescolanza,identità,metamorfosi
Produzione: Produzione | Fattoria Vittadini Coproduzione | Centro di Produzione Nazionale della Danza DanceHausPiù Con il supporto | Sementerie Artistiche APS
Anno di produzione: 2024
Genere: Danza Teatro-danza Performance
L’opera di coreografia collettiva riflette sul concetto di comunità imperfetta. Una comunità che non punta a un equilibrio stabile ma a un dinamismo resiliente, dove l’individualità non viene annullata ma valorizzata.
Seguendo il principio filosofico di “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, questa comunità umana si ricompone continuamente, perdendo e ritrovando parti di sé in un processo di crescita reciproca. “Come non luogo non sono male” esplora il senso di appartenenza e la tensione tra collettività e individualità in un “non luogo” post-apocalittico e onirico, dove il gruppo si costruisce e decostruisce, e dove ogni fallimento di coesione genera nuove possibilità di interazione, che si espandono in frammenti di coreografie, soli e duetti. Il risultato è una collettività fluida e cangiante, che si muove senza mai restare uguale a sè stessa, incarnando una possibile comunità contemporanea capace di accogliere la diversità come forza e non come limite.
Nella creazione del paesaggio visivo e sonoro la direzione collettiva si è orientata verso un’atmosfera che contenesse le caratteristiche di un luogo ibrido, fluido con ispirazioni materiche per la parte delle proiezioni. Un luogo non immediatamente identificabile ma al quale lo spettatore possa dare la propria interpretazione in base alle percezioni visive e sonore che attraversano lo spazio e i corpi. Il desiderio di non necessaria definizione risuona quindi nel paesaggio in cui i corpi sono immersi.
Il pannello presente in scena, unico oggetto verticale di tutto il paesaggio, può incarnare la visione di un portale, un confine fluido ma presente all'interno del quale agisce e si muove la collettività dei corpi. Questo segno influenza la composizione coreografica e diventa un polo di attrazione temporale per il gruppo dinamico.
In questo spazio indefinito emerge la tematica ecologica come riflessione sulla trasformazione in atto a livello globale.
La scena diviene dunque un’esplorazione sulla possibilità di abitare l’arte in modo ecologico, un tentativo di ridefinire i confini tra identità e collettività, e di riscoprire l’origine come punto di partenza per un’evoluzione consapevole e creativa.
Il processo di creazione di “Come non luogo non sono male” è il risultato di un dialogo collettivo e di una pratica condivisa, affinata nel corso dei 15 anni di storia della compagnia. La coreografia nasce dalla negoziazione e dalla valorizzazione delle differenze, in cui ogni performer ha contribuito con una propria visione, trasformando la sala prove in uno spazio di esplorazione fisica e intellettuale. Questo metodo riflette una modalità di creazione “modulare”, che combina frammenti di movimento individuali in un linguaggio comune, facendo emergere il gruppo come un’entità viva e mutevole.
Informazione riservata agli Organizzatori
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