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SOTTO QUESTO CROLLO

Collettivo Lubitsch

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: SIMONE FRASCHETTI

Drammaturgia: ADRIANO MARENCO

Attori: Re del crollo SILVIO MURARI Pep FRANCESCO BALBUSSO Coro NATHALIE BERNARDI

Altri crediti: Tecnico ANDREA LANZAFAME Foto di scena PAMELA ADINOLFI

Parolechiave: potere, macerie, attore, distopia, civiltà

Produzione: COLLETTIVO LUBITSCH

Anno di produzione: 2024

Genere: Prosa

Sinossi



Dopo il successo di pubblico e critica de La favola nera del boia in tutù (rappresentata già a Torino, con varie repliche in Piemonte, Roma, Bologna e Venezia) il Collettivo Lubitsch torna con la stessa formazione con il nuovo spettacolo Sotto questo crollo.



Tre attori al grado zero dell’umanità rappresentano un mondo nel quale tutto è crollato. Eppure sopravvivono e lottano per conquistare il potere sul niente.



Sotto questo crollo, dramma di Adriano Marenco, è un testo che ha vinto Il Premio Letterario Nazionale La Clessidra e Premio Internazionale Città di Castrovillari. È stato inoltre pubblicato per la collana teatrale Scena Muta.



Dal crollo non si sfugge e dunque è meglio neanche provare a fuggire. L’unica ideologia che resta è quella degli scarafaggi. In un luogo distopico, pericolosamente vicino a noi, 3 personaggi tragici, buffoneschi e drammatici si contendono il potere ed il diritto di regnare sui rimasugli della storia. Sono Il Re del Crollo, Pep, e il Coro, composto da una sola donna. Tra macerie agghindate a festa, il re ha uno scettro spelacchiato e un trono-seggiolo anch’esso spelacchiato, si crogiola all’ombra del suo infinito potere. Intanto Pep e il Coro frugano tra le macerie, bestemmiando parole. Sono 3 sopravvissuti al crollo. Il crollo della civiltà, delle aspettative, delle ideologie. Il re è benevolo, molesta il coro, tratta da capo bonaccione Pep. Il Coro e Pep faranno comunella per sottrarre lo scettro al Re ed essere loro a comandare in mezzo al crollo. La farsa si fa storia.



Note di regia



In scena è soltanto il crollo, pochi elementi che richiamano un tempo sospeso fatto di relitti, umani e non. Un albero fatto di pezzi di legno secco rattoppati tra loro, vestiti pomposi e laceri, tutine ridicole. Cambi luce pochi, musiche desuete, peti poderosi e oggetti kantoraniamente dopo morti. È sempre il tempo del tutti contro tutti. Sembra una prospettiva epica. Ma non è così. Meritiamo noi oggi di essere narrati in una Tragedia intonata, con tanto di catarsi? Sicuramente no. Non può esistere la redenzione.



Il linguaggio, asciutto ed essenziale, è al tempo stesso pregnante e devastante nei suoi concetti, che assumono così posizioni definitive. Le componenti della lingua, estremamente teatrale, sono quelle degli “scarti”. Questo materiale diventa critica globale, denuncia del vuoto di pensiero che assilla il mondo. Una tragedia scanzonata, ironica, quasi Rappresentazione Medievale, inscenata dai Giullari con maschere spaventose e ridicole, nei tempi di peste. Con il linguaggio del nostro tempo. Frammenti di comunicati, grugniti da cartoni animati, linguaggio degradato dei Media, tutto vorticante in un universo che è già esploso, ma senza che nessuno di noi se ne sia accorto. Il Re del Crollo è immortale, e opererà per sempre insieme al suo funebre scudiero Pep. Fino al prossimo ingaggio dei guitti del crollo in una messa in scena scabra, quasi scabrosa, che diviene simbolo universale della condizione umana.

Informazione riservata agli Organizzatori

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