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Comadre/la cantadora

Agata Marchi

Opera in repertorio

Genere
Prosa Teatrodanza
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Regia: Agata Marchi

Drammaturgia: Agata Marchi

Attori: Agata Marchi(attrice), Davide Lotito(musiche)

Altri crediti: collaborazione alla regia: Matteo Miucci e Edoardo D. Pisati oggetti scenici: Simona Campisi sound design e musica dal vivo: Davide Lotito un ringraziamento agli sguardi preziosi di: Elena Bucci, Pietro Floridia, Gian Marco Pezzoli, Valerio Pietrovita, Marco Sgrosso con la collaborazione della compagnia “Le belle Bandiere” e dello “Spazio Met”(Cantieri Meticci/Aps) Premi e riconoscimenti: “Miglior attrice” al “Roma Fringe Festival 2024\"

Parolechiave: Memoria, cura, passaggio, morte, vita

Produzione: con la collaborazione di \"Le belle bandiere\" (Elena Bucci e Marco Sgrosso) , Spazio Met(Cantieri Meticci aps)

Anno di produzione: 2024

Genere: Prosa Teatrodanza

Sinossi

Una nonna e una nipote giocano a nascondino ai confini del tempo e

intanto si raccontano storie. Storie di cura e rivoluzione guidate dalla

luce di una luna caduta. Non ricordano più il mondo o forse non lo

riconoscono. Saranno sabbia, vento e acqua attraverso il tempo e lo

spazio. Le voci della terra risuonano dentro di loro.

Stralci di ricordi, biografie dimenticate, attraverso il loro gioco si fanno

carne, si fanno vita.

Una staffetta partigiana, una briganta e una militante italiana delle Ypj si

raccontano attraverso le loro voci.

Note

Questo spettacolo nasce dalla volontà profonda di indagare il passaggio della memoria. La cura profonda che è il raccontare di una conoscenza ancestrale e insieme la memoria recente, del passare un sapere che può sembrare inutile al giorno d'oggi ma che in realtà sta alla base del benessere umano. La cura della conoscenza, l'attivazione di una coscienza collettiva e individuale.Dove si può trovare questa cura oggi? Si può ritrovare?

La mia ricerca si genera da una suggestione intorno alla figura della Baba Jaga, la Loba, la Comadre, ovvero colei che

fa da tramite tra i mondi, colei che si prende cura della terra e dei suoi abitanti: la grande madre universale.

Questa donna ai confini del tempo e dello spazio, prende vita, attraverso il gioco tra nonna e nipote, Baba e Bibi che si raccontano passato e presente, per mantere un filo vivo di ricordi, fatto di saggezza popolare e storie di vite, vicine e lontane, nel tempo e nello spazio ma che raccontano di una disperata vitalità, di qualcosa che brucia nel ventre e muove il mondo.

Qualcosa necessario da ricordare per la nostra sopravvivenza.

Informazione riservata agli Organizzatori

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