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SAREBBE UNA GRANDE IDEA

Collettivo Cholstomér

Opera in repertorio

Genere
Prosa Performance
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Regia: Marco Trotta

Drammaturgia: Marco Trotta

Attori: Michele Marullo ed Edoardo Spina

Altri crediti: Costumi, scenografia, luci: Marco Trotta

Parolechiave: ambizione, vendetta, privazione, fragilità, egoismo

Produzione: Collettivo Cholstomér - in collaborazione con il Teatro della Caduta - con il sostegno della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, della Fondazione Claudia Lombardi e di Campo Teatrale

Anno di produzione: 2024

Genere: Prosa Performance

SINOSSI

Nel salotto di una casupola di periferia, due fratelli si ritrovano davanti la bara della propria madre. Aspettano l’arrivo delle pompe funebri. Il primogenito, Tony T., è un conduttore televisivo e di reality show. Il secondo, Pietro, è l’addetto al reparto sala di un fast-food di periferia - e il solo dei due ad aver vissuto con la madre fino alla morte di lei. Tony, prima di andarsene e tornare alla sua vita, vuole solo una cosa dal fratello: il garage. Il garage della mamma, venderlo e ripagare un debito di gioco. Pietro, invece, vuole altro dal fratello: essere risarcito, in qualche modo, in ogni modo, per tutto quello di cui si è privato. E proverà diverse strade, fino a diventarglisimile, se non peggiore, e a proporgli “una grande idea”.



PRESENTAZIONE

Questo testo segue una duplice via. Da un lato vuole indagare l’archetipo del rapporto fraterno – un moderno rimando a Caino e Abele. Dall’altro la sete di successo, la voglia di sé e per sé di ottenere sempre il massimo da qualsivoglia situazione, materialmente parlando.

Il conflitto di fondo che alberga nell’opera - il suo cuore - è la volontà di sopraffare l’altro. E a questo punto le due vie si intersecano: questo conflitto è calato nella storia di due fratelli.

NOTE DI REGIA

Nel salotto spoglio di una casupola di periferia, due fratelli, come due animali, s’annusano, si studiano, si sbranano, e infine, s’accarezzano. Questo è l’impianto

essenziale del testo. I due fratelli - preda e predatore, e viceversa - si rincorrono attorno a un obiettivo presente, costante, silenzioso: la bara della madre. Silenziosa, ma rivelatrice, al punto da mostrare ai due quanto in fondo sono simili.



Centro del testo è il medium televisivo. È la mercificazione di qualsivoglia cosa per soddisfare la propria ambizione. E viene a poco a poco calato nella macchina teatrale: una bara al centro della scena diverrà il centro di una diretta streaming; il camerino di uno studio televisivo, arena di scontro e preludio alla vera e propria diretta televisiva; una comunità di recupero, luogo della resa dei conti. Un testo contemporaneo, di prosa, al servizio della modernità più sfrenata, più bieca. Reality show che cercano di intromettersi nella scrittura. Un linguaggio che ammicca a possibili programmi del domani: “Cyber Wedding”? Parola, silenzio, corpo, suoni: le voci dei genitori dei due fratelli si intrufolano tra un atto e l'altro per dirci cosa non sappiamo o svelarci cosa crediamo di sapere.



Lo spirito, l'essenza di questo testo sta nel voler svelare, tramite argomenti moderni una delle nature più intime dell’uomo: quella, in un modo o nell’altro, di voler prevalere sul suo prossimo. Fosse anche suo fratello.

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