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Lo Sciame - Storia di un fallimento

Risacca Teatro

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Dario Costa

Drammaturgia: Aurora Di Gioia

Attori: Giorgia Narcisi Andrea Zatti

Altri crediti: Aiuto regia Daniele Tagliaferri Movimenti scenici Melita D'Uffizi Scenografia Andrea Zatti Musiche e sound design Dario Costa Gestione costumi, props e video Camilla Aurora Francescon

Parolechiave: Performatività, Fallimento, sport, salute mentale, scelte

Produzione: Produzione Risacca Teatro Co-Produzione Spin Time Labs

Anno di produzione: 2024

Genere: Prosa

Chi non si è mai fermato a chiedersi: “Ma io... lo voglio?”

Elena è una eterna seconda che ha iniziato la sua carriera nel ciclismo per amore del padre. Antonio ci si è tuffato per passione ma da ex- gregario si ritrova ad allenare una squadretta di terz’ordine con il sogno di portare a casa la vittoria di un Tour de France. È proprio qui che si incontrano: lei ha trent’anni e non sa più se la strada che ha scelto è quella giusta, lui tutto vorrebbe meno che una ciclista stanca e confusa nella sua squadra. In questo contesto sconfortante, i due si ritroveranno ad affrontare insieme la bellezza di fallire.

Lo spettacolo affronta le tematiche della prestazionalità, della ricerca del successo ad ogni costo, degli inesorabili fallimenti che spesso non siamo in grado di accettare e dell’ansia o frustrazione che ne derivano, con cui dobbiamo convivere quotidianamente.

Lo scorrere del tempo è definito dai cambi di abito, a vista, che i personaggi in scena sono costretti ad eseguire. Essi infatti sono come figurine svuotate dalla loro volontà le cui decisioni, parole, visioni sono completamente condizionate - per non dire imposte - da un sistema esterno e condiviso, impersonificato dalla TV in scena dalla quale si sente la voce di un cronista che parla loro con fare incalzante e provocatorio durante tutto l’atto unico.

Lo stesso spazio scenico genera per loro alcuni oggetti con i quali dovranno interagire, obbligandoli a mostrare fragilità e trasfigurazioni come esseri malleabili e talvolta non consenzienti. Il testo, imposto anch’esso, è proiettato sul fondale come nuvole di pensieri che devono necessariamente diventare verbo per concretizzarsi.

Alternativamente, le visioni della mente nei momenti non verbali trovano forma in video-immagini azionate dal movimento delle ruote della bici d’epoca, una Bianchi, in scena.

Le parole proiettate fungono anche da filtro di comprensione qualora i rumori in scena si impongano con fare aggressivo: il sound design rappresenta infatti l’ansia che rende i due personaggi poco lucidi e poco presenti a loro stessi, quindi talvolta poco comprensibili.

Nel complesso, la regia è pensata come maieuticamente funzionale all’azione scenica.

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