Regia: Noemi Bresciani
Drammaturgia: Noemi Bresciani
Attori: Noemi Bresciani
Altri crediti: Direzione tecnica e disegno luci - Andrea Rossi Costumi - Stefania Coretti Testi - Sofia Bolognini Sound design - Diego Dioguardi Violoncello - Manuele Marani Ispirato dall’omonimo libro di Sergio Ruzzier
Parolechiave: Timidezza, solitudine, gioco, bambini, immaginazione
Produzione: Fattoria Vittadini
Anno di produzione: 2023
Genere: Teatroragazzi (3-8) Teatro-danza
Amandina è una creatura molto timida, gioca in solitaria e cosí facendo scopre i suoi
talenti. Lasciandosi attraversare dalle sue emozioni e dai suoi pensieri concretizza un
inaspettato immaginario, crea nuovi mondi e si apre a nuove prospettive e possibilità di
relazione e condivisione.
La timidezza diventa così un punto di partenza per riscoprirsi creativa e piena di
bellezza e autenticità, non un mostro da sconfiggere.
"Amandina - non badate a me"; vuole essere un inno alla timidezza come attitudine
preziosa dell'osservare e dello stare; come miccia appassionata e sensibile del creare.
Uno spettacolo dedicato al giovanissimo pubblico, per riscattare un atteggiamento
spesso denigrato attraverso l’azione creativa: il far teatro. La protagonista si muove,
danza e gioca in un incedere poetico e misterioso fino ad invitare il suo pubblico a
condividere la scena.
Lo spettacolo Amandina nacque nel 2011 ammaliata dall’omonimo libro illustrato di
Sergio Ruzzier . Nell’albo illustrato Amandina è una timidissima cagnolina molto
talentuosa che decide di creare uno spettacolo per mostrarsi, per svelarsi agli altri, alle
altre. Facendo tutto, ma proprio tutto da sola. Storia perfetta per raccontare al
giovanissimo pubblico come e perchè fare spettacolo dal vivo.
Dopo 10 anni, la maternità e l’osservare mia figlia scoprirsi ed esplorare il mondo mi
hanno fatto tornare voglia di Amandina, di ritrovarla con uno sguardo nuovo e tutt’altra
energia. Rivedendo il materiale della performance mi sono resa conto di non essermi
mai soffermata ad indagare la timidezza e la solitudine della protagonista.
“Devi vincere la tua timidezza"; riecheggia nella mia testa, un monito sentito e risentito,
come se questo stato d’animo fosse un mostro personale da sconfiggere superando
imbarazzanti prove. Una tra le tante frasi dette con leggerezza dagli adulti ai più piccoli
con buone intenzioni ma pessimi risultati. La timidezza non è un mostro, e allora che
cos’è? Da questa domanda nasce il desiderio di riabitare Amandina, per far di questa
imperfetta e talentuosa creatura la paladina di questo atteggiamento, riscattandolo.
Joe Moran, autore di un saggio-elogio della timidezza, intitolato Shrinking Violet,
nella.sua indagine parte da un presupposto molto interessante: timidezza non significa
introversione, ma l'autoconsapevolezza di esserci, ed è anche la capacità di
immaginare come gli altri ci potrebbero vedere. La timidezza avrebbe così un potere
sovversivo: riportare le persone verso una specifica e accurata attitudine di
osservazione e ascolto, molto simile alla presenza fondamentale nel fare teatro.
Informazione riservata agli Organizzatori
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