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Spinte

Claudio Larena

Opera in repertorio

Genere
Danza Performance
Cachet:Informazione riservata agli Organizzatori
Premi: Vetrina della giovane danza d'autore 2024
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Regia: claudio larena

Drammaturgia: claudio larena

Attori: Claudio larena / Giulia Cannas / Elena bastogi / Marta Magini

Altri crediti: Suono: Lorenzo Minozzi Luci: Francesco Tasselli Costumi: Chiara Corradini Ringraziamenti: Teodora Grano / Chiara Luccisano / Michael Incarbone / Erica Bravini / Daria Greco / Elena Bastogi / Luca Della Corte / Sofia Anglieri

Parolechiave: incongruenza, violenza, gioco, gesto, sottotesto

Produzione: Progetto nato durante un periodo di ricerca presso gli spazi di teatro dimora mondaino e corte ospitale Sostenuto da Ass. Culturale Chiasma / Artisti. Associati / Fondazione nazionale Ater Balletto

Anno di produzione: 2025

Genere: Danza Performance

"Spinte" è una performance che riflette sull'ambiguità del gesto della Spinta in termini relazionali, individuali e fisici, addentrandosi in quella zona grigia che sta tra il gioco e il violento, tra il ludico e il sadico, tra lo scherzo e il dispetto.

La composizione coreografica si sviluppa dunque a partire dal gesto della spinta, che nella sua ripetizione, cambia di senso, sprigiona diversi immaginari, acquisisce nuovi valori.

La spinta è un gesto che nella sfera relazionale va spesso a definire ruoli di potere, di forza.



Questa ricerca intende andare ad indagare i diversi significati che questo gesto porta con sé, racchiudendoli, mostrandoli e trasformandoli attraverso la ripetizione di una dinamica.

Andando così a comporre un meccanismo di corpi spinti e spingenti, una macchina umana fatta di azioni e reazioni, in cui l'intenzione all'origine del gesto si perde e si confonde tra i diversi momenti di questo dialogo fisico

Sulla base di queste osservazioni, una delle fasi della ricerca è andata verso un tentativo di imitazione della “condizione altalena”, sostituendo l’oggetto, spostandolo, eliminandolo.

Ci siamo quindi ritrovat3 corpi in piedi, corpi spinti e spingenti.

Ci siamo spint3 e abbiamo spinto ed ogni volta che venivamo spint3 troppo oltre abbiamo fatto il giro della sala per ritrovarci davanti ad altre spalle e spingerle ancora, come in un cerchio senza fine in cui l’azione era una ed era semplice ed era chiara ed era spingere ed essere spint3.

Ma spingere in che modo?

Essere spint3 verso cosa, da cosa, lontano da chi?

Quante relazioni può raccontare una spinta? Quante informazioni può contenere?

Non è detto che tra chi spinge e chi viene spint3 esisterà lo stesso discorso. Sono due condizioni che non esistono da sole, l’una ha bisogno dell’altra, nell’atto sono un’unica cosa, eppure proprio in quell’atto le due parti possono stare in due racconti totalmente diversi. Può capitare di dare per scontato che lo stare insieme sia uno stare allo stesso modo nello stesso luogo, momento o fatto.

Può capitare di essere convinti che il gesto che riceviamo vuole supportarci, quando magari l’intenzione all’origine è un voler allontanare. La spinta è un gesto fraintendibile.

Quante volte ci ritroviamo a spingere, spronare, incitare qualcosa o qualcuno, convinti che la messa in atto dell’azione che stiamo fomentando implichi un divertimento, senza renderci conto che invece, stiamo esercitando delle piccole o grandi violenze?

Dove finisce il ludico e comincia il violento? Dove finisce il gioco e comincia il dispetto?

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