Regia: Marta Bulgherini
Drammaturgia: Marta Bulgherini
Attori: Marta Bulgherini e Camilla Tagliaferri
Altri crediti: disegno luci: Francesca Zerilli sound design: Antonio Romano
Parolechiave:
Produzione: Lo spettacolo è autoprodotto e ha debuttato il 15,16 e 17 febbraio 2024 presso Fortezza Est (RM)
Anno di produzione: 2024
Genere: Prosa
C’HO LA SCOLIOSI nasce dall’urgenza -umana prima, drammaturgica poi- di trovare una quadra. “Perché non riesco a vivere bene? Cosa sono queste pietre che appesantiscono il mio cammino?”. E tale è l’urgenza di rispondere a queste domande che l’autrice/attrice decide di mettere in pausa il normale svolgimento dello spettacolo: segue la propria fantasia per trovare il bandolo della matassa, in un delirio controllato sempre più psichedelico in cui il pubblico non riesce più a distinguere cosa sia vero e cosa sia un errore. Il palco è la mente della protagonista, in cui luci personaggi e suoni sono la trasposizione del suo flusso di pensiero.
Alla fine per C’HO LA SCOLIOSI l’unica definizione efficace è che sia uno spettacolo di puro jazz (che sia di buona qualità, ovviamente, lo direte voi…): tale è il livello di disturbo, di improvvisazione, di sintesi di registri ritmi colori e salti nel vuoto che l’opera è diventata un essere sincopato, in cui il singhiozzo non finisce mai proprio perché quello è lo stato d’animo dell’autrice. Procede, si ferma, tentenna, fa un passo avanti e poi si gira a guardare la strada fatta. È pesante, lo sa. Ma tale è l’aderenza tra le intenzioni in scrittura e la resa sul palco che Marta rischia consapevolmente di mandare all’aria lo spettacolo, perché prima di “the show must go on” sa nel profondo che ci sono questioni più urgenti da risolvere.
E allora il palco, come per magia, diventa lo spazio franco per un rito pagano collettivo in cui autrice e pubblico possono interrogarsi sulle stesse domande e le stesse paure protetti dal buio della sala. E confrontandosi su quegli stessi interrogativi possono (forse, se tutto va bene!) rendersi conto che non si è soli: tutti siamo impauriti, confusi, arrabbiati, speranzosi. Tutti ci sentiamo non all’altezza in questo mondo che ci vuole così performanti e sicuri e spavaldi. Ma allora, se siamo tutti sulla stessa barca, chissene frega di quello che viene considerato giusto: non esiste un giusto in assoluto, anche se continuano a ripeterci che sia così… esiste il giusto per noi, esseri individuali immersi in un oceano di atomi. La realtà alla fine è che tutti abbiamo la schiena storta, e va bene così. E che la vera rivoluzione a questo sistema non sta nel coprirla per un senso di vergogna, ma (costi quel che costi, con tutto il tempo che ci vorrà) trovare e indossare l’abito che valorizzi al meglio le nostre storture.
E vaffan…. BIIIIIIIIIP!
Informazione riservata agli Organizzatori
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