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TAVOLO DEL PIANTO

FRAUME TEATRO (REMS APS)

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Simone Miglietta

Drammaturgia: Simone Miglietta

Attori: Simone Miglietta, Matteo Carbone, Ludovica Ciardo

Altri crediti: Aiuto regia, scene e costumi Luca Cristiano Video Reporter Simone Blanco

Parolechiave: IONIO, PERDIZIONE, NAUSEA, PROVINCIA, SALENTO.

Produzione: Un progetto di FRAUME TEATRO

Anno di produzione: 2024

Genere: Prosa

LA STORIA

In un’estate come tante ne sono trascorse, in quel di Porto Cesareo, sulla folle costa jonica della provincia leccese, si muovono i giorni di una comitiva di amici. Nella casa di villeggiatura di Alfredo, questo, Mimì e Carola, segnano i loro giorni con le frivolezze più accanite del secolo, consumando cocaina e frequentando discoteche in cerca di una notte brava, di sesso, di amori di consumo. Ogni notte ritornano a casa con la nausea del giorno trascorso, e si raccontano in un momento che definiscono “tavolo del pianto”. Tutto cambia quando Carola, ricevuta una proposta di lavoro fuori dalla provincia, inizia a vagheggiarne la fuga, ricevendo il consenso della comitiva. Una tresca che ha ragione lunga dall’infanzia dei tre amici, vive però nella casa. Alfredo, eccentrico al branco, è innamorato di Carola, non condividendone il consumo di stupefacenti e l’ipersessualità. Sembra che l’espatrio di Carola possa regalare alla ragazza un’occasione di salvezza dal dramma provinciale che tutti e tre vivono, vivendo la fuga dal Salento come un sogno irraggiungibile. La stessa notte, però, questa va a un concerto di Gigi D’Agostino, e trova inutilmente ragione per restare. è un’escalation di pochezza e superficialità che muove alla ribalta del nulla i nostri giovani. Mimì non è da meno in questo giro di vite che si concentrano nell’accidia della stagione balneare; è un lupo famelico, che tutto sa del sentimento dell’amico e sembra appoggiarlo. In fondo, ne sta tramando ai danni per un ennesimo premio materiale: Carola.



LA RICERCA

Una condizione provincialissima che racconta una generazione intera. Questa, non la pretesa, ma la naturale vita di “Tavolo del Pianto”, nelle sue pagine e nei suoi riferimenti alle più recenti pratiche dei millenials. Figli più che mai a questo mondo, i giovani piccolo borghesi che trastullano il tempo nel sesso occasionale e nella cocaina, continuando a filosofeggiare sull’andare e sul restare, esprimono sostanzialmente la realtà del secolo: una mancanza di direzioni che si traduce nell’eccesso di pensiero e nell’azione deviata che ne deriva. “Vivono nei miei presenti, non nelle mie memorie. è quello che incontro ogni giorno nell’amore di restare in Italia: il monito a fuggire”, dice l’autore in una conversazione con gli interpreti che ne condividono le origini pugliesi, aggiungendo che “James Joyce ci insegna a guardare la provincia con gli occhi dell’Europa. Ed è qui che in fondo nasce l’Occidente, nel Salento terra dimenticata ed erosa, verace e amabile, distruggente e distruttiva come tutti noi che ci siamo nati e l’abbiamo conosciuta”.

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