Regia: Sara Meneghetti
Drammaturgia: Sara Meneghetti
Attori: Zahra detta “Ziba” Kazemi-Ahmadabadi – Anna Benico Natal’ja Estemirova – Jessica Grossule Juliano Mer-Khamis – Davide Lazzaretto
Altri crediti: musica originale Stefano Soardo disegno luci Pietro Paloschi
Parolechiave: attivisti, Palestina, Cecenia, Iran, metalinguistico
Produzione: Fucina Culturale Machiavelli
Anno di produzione: 2025
Genere: Prosa
Tre storie vere di persone uccise a causa della propria opera di ricerca della verità: questa inchiesta dal ritmo incalzante non ha paura di usare l'ironia per affrontare tematiche per noi cruciali con incursioni pop.
I giovani attori in scena ci trascinano nelle tre storie vere di giornalisti, attivisti e reporter, provenienti da Palestina, Iran e Cecenia, che hanno scelto di non girarsi dall’altra parte e costringono anche noi a fare altrettanto.
Sono storie di coraggio e generosità di chi, come un eroe tragico, conosceva perfettamente i rischi che correva ma ha scelto comunque di essere responsabile per altri, a dispetto della propria vita. Storie del recente passato le cui conseguenze si irradiano sulla nostra contemporaneità e sugli eventi traumatici che costituiscono parte della cronaca quando non ancora della storia.
Protagonisti la fotoreporter iraniana-canadese Zahra detta “Ziba” Kazemi-Ahmadabadi (Anna Benico) uccisa a Teheran, Natal’ja Estemirova(Jessica Grossule), amica intima e collaboratrice di Anna Politkovskaya, che come lei è stata assassinata forse proprio dallo stesso mandante, e Juliano Mer-Khamis (Davide Lazzaretto), attore e formatore teatrale, nonché film-maker e attivista che ha dedicato la propria vita fino all’ultimo, ai bambini del campo profughi di Jenin in Cisgiordania, dove ha fondato il Freedom Theatre, porgetto candidato al Nobel per la Pace 2024. Parlano in prima persona, e le loro voci si alternano sulla scena insieme alle parole dell’ultimo spettacolo a cui Juliano Mer-Khamis stava lavorando con il Freedom Theater: la fattoria degli animali, di George Orwell.
Il vivo della performance riguarda la capacità di tutti noi di mettere insieme i frammenti di realtà, persi in uno scroll ininterrotto tra notizie drammatiche e balletti di Tik Tok. Uno spettacolo che parte da un punto di vista alternativo alla presunta centralità dell’Occidente e porta in scena una riflessione urgente sulla complessità del reale, sui conflitti che lo infiammano, sulle loro stratificate motivazioni e responsabilità e sulle voci che a questi cercano di opporsi.
Informazione riservata agli Organizzatori
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