Regia: Claudio Larena
Drammaturgia: Claudio Larena
Attori: Giovanni Onorato Elena Bastogi Claudio larena
Altri crediti: Suono: Lorenzo minozzi Luci: Francesco Tasselli Costumi: Ileana Alesi
Parolechiave: Risignificazione, Superficie, Profondità, Malinteso, Estetica
Produzione: Produzione: Chiasma Sostenuto da: Mare Culturale urbano (in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano) / Associazione Demetra (CURA) / Lavanderia a Vapore / AtelierSì Debutto: RomaEuropaFestival2024
Anno di produzione: 2023
Genere: Prosa Teatrodanza Performance
I cantieri sono luoghi specifici
Finalizzati alla cura di luoghi qualsiasi
Le impalcature, reti, segnaletiche, transenne
Necessarie alla costruzione o ristrutturazione di un luogo
Sono già un luogo
Servono all’architettura, essendo architettura.
Cartelli Stradali, strisce arancioni, operai che mangiano panini, vecchi che guardano il cantiere e il cantiere che respira e si modifica nel tempo e nello spazio, si allarga, si sposta e sposta limiti e confini che profilano la sua presenza (coreografia di un luogo) e quando raggiunge la sua forma completa… sparisce. Cantieri, impalcature, gru mastodontiche, tubi innocenti, container e cisterne di colore pastello, fanno ormai parte di un panorama urbano ordinario. Queste sculture funzionali vengono dis- percepite, o altrimenti, non accettate come parte integrante del complesso architettonico in cui abitiamo, anzi, vengono spesso considerate ingombro e ostacolo alla visione, privazione di un qualcosa che in realtà ci appartiene. I Cantieri sono Luoghi inaccessibili all’interno dei quali tutto è` segreto, una dimensione spazio- tempo omessa, un frammento di vita, di un quartiere e di chi lo abita, che resta nascosto e sconosciuto. Simulare un cantiere significa occupare una porzione di spazio pubblico attraverso un’estetica conosciuta e a norma di legge, significa poter abitare quel frammento, poter vivere quella dimensione spazio-tempo, svuotando un cantiere del suo significato, liberandolo dalla sua funzione per renderlo Manifesto di cambiamento e stravolgimento del paesaggio e dell’ordinario. Simulare un Cantiere significa proporre di riattivare la percezione del circostante, che viviamo come sfondo assunto a cui siamo abituati ed educati. Significa instituire un Luogo, prendere spazio ed abitarlo, modificandone il senso e il contenuto, mantenendo identico il contenitore, la forma e l’estetica. Un cantiere svuotato che non produce, non getta cemento, non smonta sanpietrini, non squarcia l’asfalto, non pittura pareti, ma semplicemente esiste in quanto Luogo e in quanto Luogo si fa contenitore di eventi, il primo dei quali sarà il suo stesso allestimento.
Il lavoro di scrittura scenica si sviluppa riflettendo sul tema della superficialità, proponendo la superficie come spazio e luogo di possibile
cambiamento, in quanto esposto, accessibile e manifesto, quindi luogo di cui riappropriarsi.
In questo caso il Cantiere si fa metafora di quei luoghi e contesti, sociali e relazionali, che incarnano dei significati e valori irremovibili, ma che grazie al suo essere esposto, è in grado di riproporli come nuovi o come altro, attraverso un gesto di immediata visibilità.
“Stiamo lavorando per voi” è una ricerca sullo sguardo e sulle abitudini della percezione del circostante.
Quando mi lamento che una cosa non sta cambiando, è perché davvero quella cosa sta rimanendo tale o perché sono io incapace di percepirla come diversa?
Informazione riservata agli Organizzatori
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