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Baby Jane

TeatRing

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Giulio Federico Janni

Drammaturgia: Giulio Federico Janni

Attori: Marianna Esposito, Francesca Ricci e Diego Paul Galtieri

Altri crediti: Scene e Costumi: Stefano Zullo. Assistenza alla regia:

Parolechiave: Horror, cinema, solitudine, successo, vecchiaia

Produzione: Compagnia TeatRing, con il contributo di Provincia Autonoma di Trento e Fondazione CARITRO

Anno di produzione: 2023

Genere: Prosa

“Quando odiamo qualcuno, odiamo nella sua immagine qualcosa che è

dentro di noi.”. H.Hesse.



Due sorelle vivono nella stessa casa decadente, vestigia

di un passato in cui ambedue hanno ricoperto il ruolo di

star del cinema. Jane fu infatti una star bambina eclissata

dal successo della sorella Blanche. Ora che entrambi

versano in solitudine devono abituarsi a convivere e Jane

può avere la sua rivincita morale su Blanche che è inferma

a causa di un incidente d’auto. Un viluppo di sordidi

rancori avvolge come un caldo manto la loro vita, tra

reciproci tranelli e squallide ripicche. L’inaspettato

arrivo, nelle loro vite, di un giovane musicista in cerca

di fortuna porterà un turbamento nel fragile e sadico

equilibrio delle due sorelle concedendo la possibilità,

forse, di spezzare quelle catene che ne segnano, da sempre,

i reciproci destini.



NOTE DI REGIA:

Due sorelle. Una gabbia. Il senso di colpa. L’odio. La

solitudine. “Baby Jane” descrive in modo a tratti

sarcastico e grottesco le esasperanti conseguenze del

successo eccessivo, prematuro e poco meritato, non solo

sulla protagonista del titolo – convinta ancora in tarda

età di poter ottenere tutto ciò che vuole pestando i piedima anche della sorella, cresciuta nella quasi totale

anaffettività e nel paragone squalificante nei confronti

di Jane, ai tempi più bella e capace. Lo spettacolo si

ispira liberamente al racconto “Che fine ha fatto Baby

Jane?” di Henry Farrell, dal quale Robert Aldrich diresse

il celebre film, magistralmente interpretato da Bette Davis

e Joan Crawford, per tracciare le linee di un vero e proprio

horror psicologico che da molti punti di vista nasce e si

sviluppa in un contesto limite, in cui la profondità

espressiva del dramma rappresentato si nutre dei meccanismi

manipolatori, seduttivi e contro-seduttivi rappresentando

con vivida chiarezza le drammatiche conseguenze

relazionali e umane di ciò che si definisce

un’organizzazione borderline della personalità. “Baby

Jane” mette in scena i danni incrociati dell'invidia e del

senso di colpa sullo sfondo di una società contemporanea

che ancora oggi propone il modello del successo ad ogni

costo come obiettivo conforme di realizzazione umana e

sociale. Un testo spietato che fa luce sui rancori

familiari e sull’equilibrio instabile di un rapporto minato

da rancori mai sopiti. Uno spettacolo devastante: un canto

sull’amore fraterno corrotto.

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