Riccardo Iellen (Udine, 2002) nel 2025 si laurea col massimo dei voti in Regia Teatrale presso la Civica Scuola di Teatro "Paolo Grassi" di Milano, con una tesi sul valore politico del teatro site-specific nello spazio urbano. Debutta con la prima assoluta di "Un incidente isolato" di Antonio Morcillo López (2023), e fra i progetti sviluppati ricorda con piacere "الأسكندرية" (Alexandria, 2024), performance di danza site-indifferent per luoghi abbandonati, e "La bottega stravagante", spettacolo musicale per bambini prodotto dall’Orchestra Sinfonica di Milano, di cui firma anche il testo; i suoi lavori vengono selezionati in vari festival come FringeMI, Kilowatt Festival, Festival Dei Due Mondi OFF, Dominio Pubblico. Si dedica parallelamente alla drammaturgia: il suo testo "Mia zia Daniela detta Dada per andare a ballare la notte indossava zeppe tacco 25" vince nel ‘25 la categoria "Next Generation" al Premio Drammaturgico Internazionale "Carlo Annoni" e la menzione LGBT+ al ConTest Amleta. È inoltre partecipante a Futuro Passato 2026, residenza di drammaturgia con tutoraggio di Federico Bellini. Figura ibrida, si muove fra i linguaggi e i ruoli della scena contemporanea: è performer e regista dei suoi testi autografi, ed è interprete per varie produzioni, come “Tempesta: maghi, mostri, spiritelli, marinai”, prodotto da Artisti Associati di Gorizia, spettacolo partecipativo per l’infanzia su consenso e disubbidienza. Fonda, dirige e presiede la direzione artistica partecipata di FAC25, la prima edizione del festival studentesco autogestito delle Scuole Civiche di Milano: riunisce 48 eventi gratuiti fra proiezioni, concerti, spettacoli, installazioni e laboratori. Negli anni segue Marius Von Mayenburg, Davide Carnevali, Maria Consagra; è assistente alla regia a Fabio Cherstich, Giorgio Gallione, Paola Rota, Marco Plini, Maria Ariis. Attualmente è partecipante al corso di alta formazione FSE+ per performer e interpreti della scena digitale organizzato da Capotrave/Kilowatt, Anghiari Dance Hub e Armunia. Altamente massimalista, voluttuosamente chiaroscurato, impudentemente queer, il suo lavoro è influenzato dalla scena urbex e non teme provocazioni politiche.
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