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Sono solo parole

Zerocomma Zero Uno

Genere Teatroragazzi (11-16)
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Regia: Daniela Arrigoni / Daniele Pennati

Drammaturgia: Daniela Arrigoni / Daniele Pennati

Attori: Daniela Arrigoni, Daniele Pennati

Altri crediti: Scene e costumi: Daniele Pennati Disegno luci e tecnica: Giorgio Galliano Consulenza tecnica: Enrico Mirante Animazione video e grafica: Stille.to Contributi Video: Roberto Polimeno

Parolechiave: Linguaggio inclusivo, nuove tecnologie, social network

Produzione: produzione: Zerocomma Zero Uno co-produzione: Industria Scenica e ATIR Con il sostegno di: BUGs e di Sotterraneo 

Anno di produzione: 2024

Genere: Teatroragazzi (11-16)

SINOSSI Vi siete mai chiesti chi decide quali parole si possono usare e quali no? Quali sono le parole giuste e quelle sbagliate? Chi ha il potere di inserire le parole nel vocabolario e definire così la lingua italiana? Gli agenti speciali D e D fanno proprio questo lavoro. In un segretissimo laboratorio raccolgono tutte le parole che vengono dette, scritte, cantate o pensate e ne decidono il destino: APPROVATA o RESPINTA. Senza di loro comunicare sarebbe il caos, una “Babele infernale” in cui ognuno finirebbe per dire quello che gli pare e le persone non si comprenderebbero più. Ma per capire le parole bisogna anche provarle, testarle e vedere cosa succede. Per i due agenti ogni parola nuova è un mondo da esplorare con realtà all’apparenza aliene, diverse, difficili da comprendere ed accettare. Ma le regole usate fino a questo momento non bastano più e gli agenti D e D dovranno misurarsi con il cambiamento, fare i conti con il nuovo e mettersi in discussione per capire loro stessi e gli altri e trovare, così, le parole che invece di dividere ed escludere possano unire ed includere tuttə.

NOTE DI REGIA I social hanno modificato la lingua, creando una lingua nuova, né scritta né parlata, che usano soprattutto le nuove generazioni. Per cercare un dialogo con i ragazzi è quindi necessario un mezzo di comunicazione diverso dalla sola parola detta a voce da un palco. Ecco che il racconto passa attraverso una story su Instagram, un balletto su TikTok, una videochiamata con Snapchat o un video su YouTube. Le emozioni e i fatti vengono filtrati da uno schermo e proiettati come al cinema, un film che si crea davanti agli occhi dei giovani spettatori. Lo smartphone è lo strumento con il quale in scena viene raccontata la storia, la realtà virtuale entra nella finzione del palcoscenico, mescolando ulteriormente i piani di narrazione. Si crea un dialogo trasversale tra le generazioni che utilizza un linguaggio che varia dallo slang, neologismi, anglismi e arcaismi, al linguaggio aulico o popolare, portando in scena molteplici diversità e identità.

Imparare a dialogare non è facile, bisogna continuamente interrogarsi ed essere consapevoli dell’impatto delle nostre parole. Una parola sbagliata o un’opinione non condivisa, soprattutto sui social, potrebbe scatenare una shitstorm: ecco che sul palco si abbatte una tempesta di hate words che colpisce i protagonisti, che sono costretti a mettersi al sicuro. È nella calma dopo la tempesta che capiamo l’importanza del silenzio. Solo nel silenzio possiamo comprendere il peso delle parole. Imparare ad ascoltare e prendersi il tempo per farlo ci permette di comprendere meglio noi stessi e gli altri, facendoci sentire parte integrante di una collettività di simili. Gli agenti D e D svestono i loro panni ufficiali, mostrandosi solo come due persone, dimostrando ai ragazzi che il linguaggio siamo noi e che sta a noi ritrovare la fiducia e la sicurezza per stare meglio insieme. La parola poi passerà, come un testimone

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